Fabio Ecca: I “pescecani di guerra”: la Grande Guerra e il suo dopoguerra tra politica, economia e morale.

Amare la storia, ciclo di incontri del gruppo Storia di Grande come una città presenta I “pescecani di guerra”: la Grande Guerra e il suo dopoguerra tra politica, economia e morale. incontro con lo storico Fabio Ecca.

La prima guerra mondiale è stata, oltre che uno scontro militare, anche un conflitto industriale in cui la qualità e la quantità della produzione hanno contribuito a sancire la vittoria finale. In Italia la guerra del 1915-1918 ha rappresentato non solo un volano per lo sviluppo industriale nazionale ma anche, e di conseguenza, un’occasione senza precedenti da parte di molti fornitori di prodotti a uso bellico per arricchirsi illecitamente ai danni dell’Erario pubblico.
Tra il 1920 e il 1922, sulla realizzazione di questi sovraprofitti e in risposta anche al trauma del conflitto, indaga, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle spese di guerra, che svelerà, almeno in parte, gli opachi rapporti creatisi nella straordinaria contingenza della Grande Guerra tra amministrazione pubblica e industriali italiani. Grazie al fondo omonimo, conservato presso l’Archivio storico della Camera dei Deputati, reso consultabile solo negli ultimi anni e, e analizzando il fondo Ministero Armi e Munizioni, Contratti presso l’Archivio Centrale dello Stato, è possibile oggi studiare e analizzare i cosiddetti lucri di guerra e ricostruire gli importanti fenomeni di speculazione che le industrie compirono durante e dopo il conflitto e che segnarono le politiche industriali italiani anche nei decenni successivi. Si tratta di un approccio innovativo che può contribuire ad aprire nuove scenari di ricerca sul tema della trattazione della Grande Guerra offrendo ulteriori spunti per affrontare una seria critica alla guerra e alla sua conduzione, soprattutto da un punto di vista organizzativo e produttivo.

Fabio Ecca, dopo essersi laureato in Storia e società presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi Roma Tre, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca nel corso “Storia e scienze filosofico-sociali dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata con una ricerca intitolata Inchiesta sul sovrapprofitto: politica, amministrazione, imprese (1914-1922). Autore di numerosi saggi e contributi sul rapporto tra Stato e privati nei primi decenni del XX secolo, nel 2017 ha pubblicato per Viella il volume Lucri di guerra. Le forniture di armi e munizioni e i “pescecani industriali” in Italia (1914-1922). Le sue ricerche interdisciplinari si muovono principalmente tra storia politica e storia economica.

20 maggio 2019
dalle 18:00 alle 20:00
Sala Consiliare del III Municipio
Piazza Sempione, 15 Roma

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Miguel Gotor: “Io ci sarò ancora”. Il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro. 3 Maggio ore 18

Amare la storia, ciclo di incontri del gruppo Storia di Grande come una città, ospita lo storico Miguel Gotor per parlare del suo ultimo libro dedicato al caso Moro.

Miguel Gotor è lo storico italiano più esperto del caso Moro. Io ci sarò ancora. Il delitto Moro e la crisi della Repubblica (PaperFirst, 2019) presenta una raccolta di suoi interventi sui 55 giorni che cambiarono la storia della Repubblica. In particolare, l’autore si concentra sulle dinamiche del sequestro, sulla strenua battaglia del prigioniero, sull’azione delle Brigate Rosse, sull’area di contiguità alla lotta armata, sulle trattative segrete, sul loro fallimento, sul ruolo avuto dai servizi di intelligence e sulle tensioni geopolitiche al tempo della Guerra Fredda tra Est e Ovest, Nord e Sud del mondo e lungo l’asse del conflitto arabo-israeliano.
L’operazione Moro vide, infatti, la convergenza di interessi, a livello internazionale, tra il blocco orientale e quello occidentale e, a livello nazionale, tra un fronte reazionario legato all’oltranzismo atlantico, alla destra anticomunista e ad ambienti piduisti e i gruppi rivoluzionari del cosiddetto ‘Partito armato’ intorno a una comune matrice sovversiva. A causa della convergenza di queste forze, che pure agirono in modo autonomo l’una dall’altra, l’operazione Moro rappresenta il punto più drammatico raggiunto dalla strategia della tensione in Italia.

«Le ricerche di Miguel Gotor forniscono elementi fondamentali di conoscenza, riflessione e valutazione sul contesto, gli obiettivi e le vicissitudini del sequestro e della morte di Aldo Moro».
Gian Carlo Caselli nella prefazione di Io ci sarò ancora. Il delitto Moro e la crisi della Repubblica di Miguel Gotor (PaperFirst, 2019)

Miguel Gotor (Roma, 1971) insegna Storia moderna all’Università degli Studi di Torino. È stato borsista della Fondazione Michele Pellegrino e della Fondazione Luigi Firpo – Centro di Studi sul Pensiero Politico Onlus e fellow presso Villa I Tatti – The Harvard Univ. Center for Italian Renaissance Studies. Si occupa di santi, eretici e inquisitori tra Cinquecento e Seicento e ha pubblicato, tra l’altro, I beati del papa. Inquisizione, santità e obbedienza in età moderna (Casa editrice Leo S. Olschki, 2002), Chiesa e santità nell’Italia moderna (Editori Laterza, 2004). Per Einaudi editore ha curato il volume Lettere dalla prigionia di Aldo Moro, con cui ha vinto il premio Viareggio per la saggistica nel 2008. Per la collana Passaggi di Einaudi ha inoltre pubblicato Il memoriale della Repubblica (2011). Nel 2019 per PaperFirst, collana della società editoriale il Fatto ha pubblicato Io ci sarò ancora. Il delitto Moro e la crisi della Repubblica.
[https://www.einaudi.it/autori/miguel-gotor/]

Christian Raimo (Roma, 1975), assessore alla cultura del Terzo municipio, insegnante, giornalista e scrittore, è redattore di minima&moralia e di Internazionale, collabora con Editori Laterza. Tra i suoi titoli Le persone, soltanto le persone (minimum fax, 2014), Tranquillo prof, la richiamo io (Einaudi, 2015), Tutti i banchi sono uguali (Einaudi, 2017), Ho 16 anni e sono fascista (Piemme, 2018), La parte migliore (Einaudi, 2018).

3 maggio 2019
dalle 18:00 alle 20:00
Circolo culturale Montesacro – primo piano
Corso Sempione, 27 Roma

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Grande come una città incontra Barca e il Forum Disuguaglianze Diversità. Assemblea aperta sulle 15 proposte per la giustizia sociale

La Scuola di politica popolare presenta un incontro tra Grande come una Città, Fabrizio Barca e il Forum Disuguaglianze e Diversità in un’Assemblea aperta sulle 15 proposte per una giustizia sociale. Una preziosa occasione per confrontarsi sulle difficoltà che ancora oggi, drammaticamente, abitano le aree interne del territorio nazionale e le periferie cittadine. Interverranno il Presidente del Terzo Municipio Giovanni Caudo e l’Assessore alla Cultura Christian Raimo. Lunedì 29 aprile 2019 dalle ore 17:30 alle 20:00 Sala Agnini – Viale Adriatico, 136 00139 Roma

Dopo due anni di lavoro, oltre cento persone coinvolte, trenta incontri in giro per l’Italia, il Forum Disuguaglianze e Diversità ha presentato il rapporto “15 Proposte per la giustizia sociale”: un pacchetto di proposte di politiche pubbliche e azioni collettive, ispirate dall’analisi e dalle idee di Anthony Atkinson, che intervengono su tre meccanismi di formazione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione tra lavoro e impresa, il passaggio generazionale. 
Quindici proposte concrete, attuabili, che rovesciano la narrazione della mancanza di un’alternativa alle disuguaglianze crescenti e che aprono alla possibilità di trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione e giustizia sociale.
 
Il Forum Disuguaglianze e Diversità è insieme un think tank e un’alleanza, e nessuna delle due, visto il significato distorto che hanno assunto. È un luogo di incontro di conoscenze di due mondi, della ricerca e della cittadinanza attiva e di diffusione di informazioni e dati e di sperimentazione di metodi di confronto. È promosso da un Comitato formato da trentacinque persone e da otto organizzazioni di cittadinanza attiva (ActionAid, Caritas Italiana, Cittadinanzattiva, Dedalus Cooperativa Sociale, Fondazione Basso, Fondazione di Comunità di Messina, Legambiente, UISP). La sua missione è quella di produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e l’aumento della giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione. 

Fabrizio Barca statistico-economista, ha lavorato per Bankitalia, il Ministero dell’Economia, i Comitati OCSE e UE e ha ricoperto la carica di Ministro per la coesione territoriale dal 2011 al 2013. Ha seguito progetti di ricerca (impresa, concorrenza, coesione, partiti) e strategie di politica economica. Autore di saggi e libri, ha insegnato e insegna in diversi atenei, italiani ed esteri. Oggi volontario in progetti territoriali, presso la Fondazione Basso e il Forum Disuguaglianze e Diversità.
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Federico Bonadonna, Enrico PucciniIL MODELLO ROMA: DALLA CITTÀ PUBBLICA ALLA CITTÀ DEL CONSUMO

Federico Bonadonna, Enrico Puccini
IL MODELLO ROMA: DALLA CITTÀ PUBBLICA ALLA CITTÀ DEL CONSUMO
Le premesse per la nascita delle prime banlieue capitoline

8 APRILE 2019
DALLE 18:00 ALLE 20:00
SALA CONSILIARE DEL III MUNICIPIO
PIAZZA SEMPIONE, 15 ROMA

Il ‘modello Roma’ è il sistema di potere che ha governato la Capitale dal 1993 al 2013 con Rutelli e Veltroni, perseguito con altri mezzi da Alemanno. È stato un concentrato delle peggiori pratiche politico-amministrative degli ultimi vent’anni – il diritto edificatorio, la compensazione urbanistica, l’intangibilità della rendita fondiaria, la mancanza di politiche abitative – e tutto questo nel nome della città pubblica vagheggiata da Petroselli, divenuta invece ‘città del consumo’. Se con i fondi di Roma Capitale, del Giubileo e dei Mondiali di nuoto sarebbe stato possibile affrancare la città dall’emergenza sociale, si è invece assistito alla realizzazione, come affermato da Renato Nicolini, del «peggior Piano Regolatore Generale della storia di Roma», che ha visto l’apertura di 36 centri commerciali nelle nuove periferie polverizzate e l’edificazione di quartieri-dormitorio stile anni cinquanta.
Il modello Roma è anche la tolleranza zero della ‘segregazione amichevole’ di 6.000 romani nei ‘villaggi della solidarietà’; degli sgomberi a raffica di campi, occupazioni e baraccopoli, della gestione dell’omicidio Reggiani nel 2007, quando Veltroni ottenne dal governo un decreto sicurezza, scritto da Minniti – che con D’Alema ministro, lavora a un accordo con Gheddafi per bloccare i migranti in Libia –, per espellere cittadini comunitari. «Roma era la città più sicura del mondo prima dell’ingresso della Romania nell’Ue», dichiarerà il sindaco.
Il ‘modello Roma’ è anche un vortice scenografico di notti bianche, Nuvole e feste del cinema. Una volta smaltito l’incantesimo collettivo, resteranno una colata di 70 milioni di metri cubi di cemento, le occupazioni di CasaPound e le periferie abbandonate.
Da quando esistono le città, vi è un centro e una periferia. I nostri centri urbani hanno subito processi di espansione millenari in cui, a mano a mano, luoghi periferici sono stati assimilati a tal punto da divenire centrali. Per parlare della storia recente, per esempio, i quartieri popolari di Testaccio, Garbatella e Montesacro, che si sviluppano fino agli anni trenta agli estremi lembi del territorio allora edificato, cinquant’anni dopo il loro completamento, ossia negli anni ottanta, risultano essere interventi perfettamente integrati. La città li ha assimilati ed è andata oltre, in un processo del tutto naturale.
La stessa distanza temporale – cinquant’anni – ci separa dalla grande stagione dei Piani di edilizia economica e popolare, iniziata nel 1972, che ha visto la realizzazione di quartieri come Corviale, Laurentino, Vigne Nuove, solo per citarne alcuni. Eppure oggi chiamiamo questi luoghi ancora periferia. Nonostante il lasso di tempo passato sia lo stesso, sembra esserci stata una forma di rigetto. Questi quartieri sono congelati in una bolla spazio-temporale che li relega a una dimensione periferica. Eppure la città in questo arco di tempo si è sviluppata, a volte andando ben oltre i suoi limiti comunali. Così mentre i comuni dell’hinterland romano – trasformati da seconde case a luoghi residenziali – mostrano una nuova vitalità, le periferie pubbliche sembrano destinate a un futuro di immobilismo. Le cause e gli strumenti per superare questo stato di cose verranno illustrate nel corso dell’incontro.

Federico Bonadonna (1966) ha lavorato vent’anni nel settore delle politiche sociali con don Luigi di Liegro, Aldo Morrone e don Mario Picchi. Dal 1997 al 2008 è stato consulente e dirigente del Comune di Roma, responsabile dell’organizzazione dei servizi di accoglienza e di inserimento sociale per senzatetto e migranti. In quegli anni ha insegnato in varie università. Tra il 2008 e il 2017 ha vissuto e lavorato in Libano, Siria, Etiopia, Gibuti e Senegal. Ha scritto Il nome del barbone. Vita di strada e povertà estreme in Italia (DeriveApprodi, 2001), da cui Citto Maselli nel 2007 ha tratto il film-documentario Civico Zero. Il suo cortometraggio sui senzatetto romani Il Vortice dell’anonimo (1995) ha vinto premi ai festival del cinema di Torino e Imola nel 1996. Nel 2010 ha scritto il saggio Occasioni mancateAntropologia delle marginalità estreme e politiche sociali, seguito dal romanzo La cognizione del potere (Castelvecchi, 2015) e da Hostia, l’innocenza del male (Round Robin, 2018), in concorso al Premio Strega 2019.

Enrico Puccini (Venezia, 1969) ha svolto attività di didattica e ricerca presso la facoltà di Architettura “Valle Giulia” della Sapienza Università di Roma. Dal 2009 al 2013 ha insegnato Progettazione Architettonica e ha partecipato ad attività di consulenza sul tema dell’housing. Dal 2008 al 2011 ha collaborato alla ricerca PRIN del Miur Riqualificazione e aggiornamento del patrimonio di edilizia pubblica. Linee guida per gli interventi nei quartieri innovativi IACP nell’Italia centromeridionale, e, nello stesso periodo, per Roma Capitale, è stato membro del gruppo che ha redatto il Codice di pratica per la progettazione urbana, architettonica e tecnologica dell’edilizia residenziale pubblica a Roma, linee guida per la progettazione di interventi ancora in uso presso l’Amministrazione Capitolina. Nel 2013 collabora con la prima Giunta Marino, prima in veste di esperto di social housing e, in seguito, come capo staff all’Assessorato alla Casa e al Lavoro. Ha seguito in quel periodo diversi progetti: dall’istituzione del Buono Casa, alla razionalizzazione del patrimonio pubblico, dall’Agenzia Sociale per gli Affitti fino alla istituzione di un Osservatorio sulla condizione abitativa. Dal 2018 gestisce il blog Osservatorio Casa Roma per la divulgazione di dati e analisi sul tema. Ha pubblicato studi, ricerche di settore e monografie, fra cui Verso una politica della casa: dall’emergenza abitativa romana ad un nuovo modello nazionale (Ediesse, 2016). Ha svolto attività di consulenza sul tema ‘casa’ per la puntata Poveri noi di Presa diretta, Rai 3, per il documentario Habito dell’Ordine degli Architetti e Pianificatori di Roma e Provincia, e per la rubrica Approfondimenti di Rai News 24.

 

visita:

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Giuliano Turone racconta l’Italia occulta

Giuliano Turone racconta l’Italia occulta

Introduce Luca Tarantelli, alla presenza dell’autore e di Miguel Gotor.

Lunedì 25 Marzo ore 18:00 al Liceo Scientifico Statale Nomentano
Via della Bufalotta, 229
 
 
Amare la storia, format del gruppo Storia di Grande come una città, presenta Italia occulta. Dal delitto Moro alla strage di Bologna. Il triennio maledetto che sconvolse la Repubblica (1978-1980), ultimo libro inchiesta di Giuliano Turone che racconta quella terribile stagione. Introduce l’incontro Luca Tarantelli, alla presenza dell’autore e di Miguel Gotor.

Una storia nera. Una storia purtroppo vera questa di Giuliano Turone, Italia occulta, dove tutto è minuziosamente documentato da atti di giustizia, sentenze, ordinanze, confessioni, interrogatori, testimonianze, perizie balistiche, verbali magari a suo tempo sottovalutati o non compresi, qui invece analizzati con la furia certosina dello scrittore che spesso, come magistrato, è stato al centro di quel che racconta. Non è un’autobiografia. Se non si conoscono i fatti, ci si può render conto della presenza e della funzione dell’autore solo da una minuscola nota a piè pagina, l’opposto dell’esibizione. Protagonista delle vicende narrate è un paese malato, spesso moribondo, una palude non prosciugata dove negli anni settanta e ottanta del Novecento, dall’indomani di piazza Fontana all’uccisione di Moro, fino al massacro della stazione di Bologna, è accaduta l’ira di dio, stragi, assassinii, complotti, tentati colpi di Stato.

Giuliano Turone, giudice emerito della Corte di cassazione e già docente di Tecniche dell’investigazione all’Università Cattolica di Milano, è stato il giudice istruttore che, prima di occuparsi delle inchieste su Michele Sindona e sulla Loggia P2, ha indagato sulla presenza di Cosa nostra a Milano negli anni settanta arrivando all’incriminazione del capomafia di allora, Luciano Liggio. Negli anni novanta ha fatto parte del primo staff di magistrati della Procura nazionale antimafia. Ha collaborato con il Consiglio d’Europa, per la redazione della convenzione di Strasburgo del 1990 sul riciclaggio, e con le Nazioni Unite, svolgendo attività di pubblico ministero presso il Tribunale penale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia e contribuendo alla redazione dell’Oxford University Press Commentary sullo statuto della Corte penale internazionale (2002).
Tra le sue pubblicazioni, Il caffè di Sindona, con Gianni Simoni,
(Garzanti 2009), Il caso Battisti (Garzanti 2013), Il delitto di associazione mafiosa (Giuffrè, 2015), Il boss. Luciano Liggio: da
Corleone a Milano, una storia di mafia e complicità (Castelvecchi 2018), con Antonella Beccaria, e nel 2019 per Chiarelettere con la prefazione di Italia occulta. Dal delitto Moro alla strage di Bologna. Il triennio maledetto che sconvolse la Repubblica (1978-1980), con la prefazione di Corrado Stajano.

Miguel Gotor (Roma, 1971) insegna Storia moderna all’Università di Torino. È stato borsista della Fondazione Michele Pellegrino e della Fondazione Luigi Firpo e fellow presso Villa I Tatti. The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies. Si occupa di santi, eretici e inquisitori tra Cinque e Seicento e ha pubblicato, tra l’altro, I beati del papa. Inquisizione, santità e obbedienza in età moderna (2002), Chiesa e santità nell’Italia moderna (2004). Per Einaudi ha curato il volume Lettere dalla prigionia di Aldo Moro, con cui ha vinto il premio Viareggio per la saggistica nel 2008. Per Einaudi ha inoltre pubblicato Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano (Passaggi, 2011).
[https://www.einaudi.it/autori/miguel-gotor/]

* accessibilità – non sono presenti barriere architettoniche
* linee ATAC – http://www.atac.roma.it
* fermata Fucini/Bufalotta – 86, 341
* info: storia@grandecomeunacitta@org

 

Lettera aperta alla cittadinanza del III Municipio sul DDL Pillon

LETTERA APERTA ALLA CITTADINANZA DEL III MUNICIPIO SUL DDL PILLON
Il DDL Pillon, in discussione alla commissione giustizia, stabilisce nuove norme in materia di separazione coniugale e affido dei/lle minori.
Un argomento delicato, che parla di un momento di sofferenza o fragilità, sia degli adulti sia dei minori, e che presupporrebbe lungimiranza ed equanimità.
In realtà, negli articoli del DDL 735 (Pillon), mascherato  dal presupposto della “bigenitorialità  perfetta”, c’è un arretramento delle libertà civili di tutte e tutti e in particolare per donne e bambini/e.

Mediazione familiare obbligatoria
Non scelta, e a pagamento, dovrà istruire un “piano genitoriale” in cui saranno definiti luoghi abitualmente frequentati dai figli, scuola e percorso educativo dei minori, eventuali attività extrascolastiche, sportive, culturali, formative e le vacanze normalmente godute.
Ben lontani dal modello di autodeterminazione delle persone e dei genitori, si svuota la competenza genitoriale a favore di una pianificazione ingessata dei tempi di vita dei figli. La mediazione è affidata a soggetti privati (Pillon è un mediatore familiare ed è difficile non pensare a un conflitto d’interessi), la spesa non è quantificabile e qualsiasi contenzioso (i figli crescono e cambiano le esigenze)  comporta il ricorso a una nuova fase di mediazione e il conseguente esborso di denaro. Nella stesura del piano genitoriale il/la minore non può esprimersi e non ha diritto a essere ascoltato/a, in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che riconosce i/le bambini/e titolari di diritti.
In ultimo, e non per importanza, la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, firmata anche dall’Italia nel 2012, vieta esplicitamente in questo contesto il ricorso alla mediazione familiare. Ovviamente la condizione di violenza in cui può trovarsi una donna non è volutamente contemplata dal DDL.

Viene cancellato l’assegno di mantenimento a favore di un mantenimento in forma diretta dei/lle figli/e attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa. In una situazione del mercato del lavoro in cui la donna è maggiormente impiegata in lavori precari, perlopiù estromessa da posizioni apicali ben remunerate e colpita dal gender pay gap, c’è il rischio concreto che il/la minore si trovi a vivere in condizioni di disparità.
Inoltre, nel caso in cui la casa di famiglia sia cointestata ai due ex coniugi, quello che rimane dovrà corrispondere il canone d’affitto e se non è co-proprietario dovrà cessare di abitarvi.
È difficile non ravvedere in questo il mantra che negli ultimi anni si è diffuso sulla presunta “bella vita” che le donne separate fanno con gli assegni di mantenimento, mentre i padri sono ridotti sul lastrico. La separazione impoverisce tutti/e e invece di fornire sostegno materiale, con ad esempio forme di cohousing per genitori in condizioni di povertà, si dà libero corso ai peggiori istinti vendicativi nei confronti delle donne (che hanno avuto l’ardire di separarsi) che in realtà sono i soggetti economicamente più fragili.

Il DDL Pillon impedisce l’emersione della violenza e mette in pericolo le donne e i minori che cercano di sottrarsi al maltrattante
Nel caso in cui un figlio minore si rifiuti di vedere uno dei due genitori, l’altro genitore può essere accusato di aver manipolato il minore e il giudice può predisporre un provvedimento d’urgenza che prevede “la limitazione o sospensione della sua responsabilità genitoriale”. Questa norma di fatto avvalora la PAS (sindrome di alienazione parentale) e la usa come punizione, dinamica già in atto nei tribunali italiani. Se la donna denuncia violenza, o se il minore che vi ha assistito non vuole stare con il padre, è chiara la minaccia: perdere l’affidamento per la donna fino alla  collocazione obbligatoria in un istituto per il minore.

Il DDL 735 Pillon fa il paio con il DDL n. 45 (De Poli, Binetti, Saccone) presente sempre in commissione redigente che, nell’ambito di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, stabilisce diversi gradi di violenza, fino  a prevedere per le ipotesi di “minore gravità” la pena del lavoro di pubblica utilità. La violenza, per essere considerata tale, deve essere sistematica, esplicata a cadenze regolari, ripetitive e frequenti. Se ti picchia una volta ogni tanto cosa vuoi che sia!

Noi non abbiamo dubbi: in ogni piazza, in ogni strada, è necessario denunciare questo disegno che colpirà la vita di donne, uomini e minori ma che si dimostra feroce per le donne che vogliono essere libere da rapporti violenti.

Saremo l’8 marzo, giorno di mobilitazione e sciopero globale delle donne, nelle strade di questo municipio e nella manifestazione pomeridiana indetta da Non Una Di Meno, e vogliamo pensare che saremo tanti/e a dire che questa vergogna va rispedita al mittente.

Terzo in Genere – Grande come una città

Ti aspettiamo! Vieni al Volantinaggio!

 

Grande come una città

IL SONNO DELLA RAGIONE. Razzismo Antisemitismo e Shoah.

Lezione Aperta nell’ambito del Ciclo di Incontri “Amare la Storia”

Razzismo, Antisemitismo e Shoah:
Taradel a Grande come una Città

Domenica 27 gennaio dalle ore 17:00 alle 19:00 presso il Municipio Roma III  (sala consiliare, piazza Sempione) il Gruppo Storia di Grande come una Città ricorderà il Giorno della Memoria con un incontro con Ruggero Taradel dal titolo Il sonno della ragione. Razzismo, antisemitismo e shoah.
L’incontro intende proporre una panoramica dei più recenti sviluppi delle ricerche e studi sul tema dell’olocausto prodotti da diverse discipline: non soltanto storia, sociologia ed economia, ma anche psicologia, neurologia e sociobiologia. Il tema dell’olocausto, infatti, rappresenta uno spartiacque decisivo nella storia dell’Occidente. La complessità delle sue cause, dinamiche e conseguenze è tale da renderlo tuttora, generalmente, un evento più condannato ed esecrato che adeguatamente conosciuto e compreso.

Ruggero Taradel, docente e direttore di programmi di studio all’estero presso Comparative History of Ideas della University of Washington di Seattle, WA, USA. I suoi campi di studio sono: I rapporti ebraico-cristiani, Storia dell’antisemitismo, Razzismo e xenofobia moderni e contemporanei. Tra i suoi libri e saggi più importanti: L’accusa del sangue. Storia politica di un mito antisemita (2002), Antisemitismo, islamofobia e razzismo di guerra (2004), Jacques Maritain e il mistero d’Israele (2006), Il vaticano e le leggi razziali in Italia e in Europa. Con Barbara Raggi: La segregazione amichevole. La questione ebraica e la Civilta’ Cattolica 1850-1945 (2000). Con Leonardo V. Distaso: Musica per l’abisso. La via di Terezin, un’indagine storica ed estetica 1933-1945 (2014) e Il veleno del commediante. Arte, utopia e antisemitismo in Richard Wagner (2017).